1. Casa Manzoni

Via Gerolamo Morone 1, Milano

Oltre la soglia

2015, bronzo policromo, altezza cm. 32 x 72 x 11

Oltre la soglia

Realizzata nel 2015, la piccola fusione in bronzo è oggi esposta presso Casa Manzoni, accanto a diverse opere pittoriche, grafiche e scultoree che, a partire dalla metà del XIX secolo, hanno tratto ispirazione dai più importanti scritti manzoniani; Oltre la soglia, in particolare, riprende le vicende narrate da Alessandro Manzoni nella Storia della Colonna infame, continuazione ed epilogo della seconda edizione dei Promessi sposi (1840-1842). Come il corrispondente scritto manzoniano, la scultura di Guido Lodigiani richiama alla memoria il dramma della peste e delle ingiuste condanne ai presunti untori, ma, allontanandosi in parte dal vero storico, immagina «la dovuta riparazione alla vergogna della colonna infame» (A. Stella); il simbolo della condanna, infatti, è spezzato, sostituito da un albero che si innalza nell’auspicio di vita e rinascita, mentre ‘oltre la soglia’ della loro casa, ormai distrutta, le figlie del condannato Gian Giacomo Mora alzano le mani al crocifisso, invocando il perdono e la misericordia divina.

2. Chiostro della Galleria di Palazzo delle Stelline, Gruppo Credito Valtellinese

Corso Magenta 59, Milano

Fuori controllo

(Collezione Credito Artigiano), 2005, bronzo policromo, cm. 90 x 130 x 170

Fuori controllo

Parte di una serie di sculture in bronzo dedicate all’intreccio tra la tematica amorosa e quella spirituale, Fuori controllo venne realizzata nel 2005 e presentata, nello stesso anno, alla mostra personale «Bagliori. Guido Lodigiani», allestita presso Palazzo Besta a Teglio e curata da Marina Mojana. Entrata, in seguito, nelle collezioni del Gruppo Credito Valtellinese, nel 2011, in occasione della partecipazione di Guido Lodigiani alla 54a Esposizione d’Arte Internazionale della Biennale di Venezia, la scultura è stata esposta al pubblico nel chiostro della Galleria di Palazzo delle Stelline, mentre altre tre opere della serie dei «Bagliori» di proprietà del Credito Valtellinese, ovvero Fuoco, Tutto per me e Amanti, vennero collocate rispettivamente presso la sede milanese del Credito Artigiano, nel Museo Valtellinese di Storia e Arte di Sondrio e in Palazzo Costa-Grimaldi ad Acireale. Caratterizzata da forme aperte e disgregate, Fuori controllo ritrae il corpo femminile in un continuo alternarsi di piani definiti e indefiniti, detti e non-detti, cercando di cogliere, sotto l’epidermide bronzea, «il segno di un’immortalità per la quale il corpo ‘sente’ di essere fatto» (M. Mojana); i movimenti del corpo in amore, infatti, sono qui manifestazione di un assoluto che trascende il corpo stesso e conducono lo scultore a un’indagine sull’essenza dell’esperienza umana assai vicina a quelle di grandi nomi del Novecento, come Rodin, Giacometti e Marini.

3. Università Cattolica del Sacro Cuore, cortile San Pio X

Largo Gemelli 1, Milano

Grande Proposta di Libertà

1998, bronzo e vetri policromi, altezza cm. 280, base cm. 250 x 250

Grande Proposta di Libertà

Commissionata dal rettore Adriano Bausola e inaugurata nel 1998, a conclusione del suo mandato, Grande proposta di libertà venne ideata per ringraziare e ricordare i benefattori dell’Università Cattolica, i quali, con le loro donazioni, avevano permesso diversi lavori di ampliamento e ristrutturazione nella sede milanese; nel basamento della scultura, infatti, sono ancora oggi conservati i nomi dei mecenati dedicatari, dei quali viene celebrata la «grande proposta di libertà», ovvero la sfida ai giovani studenti a crescere tra formazione cristiana e impegno per la ricerca. Come in altre opere di Guido Lodigiani, quali, per esempio, Candida rosa o Grande cascata, anche in questo caso lo spiccato naturalismo delle forme cela un importante valore simbolico: con un intricato avvilupparsi di fronde bronzee, infatti, l’autore rappresenta la continua crescita della conoscenza umana, nella quale le radici dorate della formazione cristiana si intrecciano ai nuovi germogli della ricerca, qui patinati di un rosso vivace. Il tortuoso progredire della scienza viene indirizzato dalla tradizione cattolica, innestata su quattro approdi in bronzo circondati da onde in vetro policromo, simbolo dell’istituzione universitaria quale terreno fertile per il sapere e porto sicuro del ‘viaggio’ educativo dei giovani.

4. Museo Diocesano Carlo Maria Martini, sala crociera

Corso di Porta Ticinese 95 - Piazza Sant’Eustorgio, Milano

Complici

2011, venticinque sculture, bronzo policromo

Complici

Realizzata nel 2011, proveniente dalla collezione dell’autore e in ‘deposito’ al Museo Diocesano Carlo Maria Martini, Complici è un’opera di grande impatto visivo e, al tempo stesso, di estrema delicatezza espressiva, in grado di dissimulare il peso del metallo fuso e di condurre lo sguardo dell’osservatore verso l’alto al lieve fluttuare delle sculture sospese. I venticinque bronzi di cui l’opera è composta, infatti, discendono leggeri dal soffitto della Sala Crociera del museo, per disporsi, a diverse altezze, secondo linee diagonali pensate dall’autore in perfetta armonia con la volta soprastante: un movimento, questo, che «evoca leggerezza e induce alla riflessione» (P. Biscottini). Forme irregolari e astratte, le singole sculture dialogano con la luce secondo modalità differenti, in un irripetibile gioco di riflessi dato dalle particolari sfaccettature del bronzo e dalla loro sapiente coloritura con patine cromatiche lucenti; si tratta di «comunicazioni esclusive e perma- nenti» (G. Lodigiani) tra metallo e luce, ovvero tra una materia imperfetta e, pur nella sua pesantezza, delicata e fragile, e una presenza impalpabile che la circonda e completa. In tal senso, Complici è un dialogo incessante tra terra e cielo, rappresentando, come spiega lo stesso Guido Lodigiani, i segreti sentimenti, i desideri umani, «che conosce Dio e che il vento dello Spirito dispone come è bene con la forza della Grazia».

5. Centro Sportivo Peppino Vismara, giardino d’ingresso

Via dei Missaglia 117, Milano (zona Gratosoglio)

Giochi di bimbi

1994, bronzo, cm. 40 x 100 x 60

Giochi di bimbi

Parte di una serie di opere dedicate alla tematica del gioco di bimbi, la grande fusione in bronzo venne realizzata per il giardino del Centro Sportivo Peppino Vismara nel 1994, nell’ambito di un progetto che portò Guido Lodigiani a lavorare anche alle vetrate, alla custodia eucaristica e al Crocifisso della Cappella. Composizione tanto ardita da risultare quasi instabile, Gioco di bimbi è, come sottolinea Rossana Bossaglia, un «gioco di equilibri», nel quale la mano sapiente dello scultore vuole mettere a tema la drammatica relazione che lega innocenza ed esperienza, spensieratezza e rischio; l’impossibile equilibrio delle «simboliche animulae in fermento» (M. G. Recanati): si esplica in una metafora dell’infanzia, intesa non solo come continua sperimentazione sulla vita, ma anche come origine della tensione esistenziale propria dell’uomo adulto.

6. Collezione Bracco - Milano

Via Caduti di Marcinelle 13, Milano

In amore

2004, bronzo policromo, cm. 140 x 90 x 135

In amore

Datata al 2004, la fusione in bronzo In amore fa parte della serie dei «Bagliori», opere dedicate da Guido Lodigiani alla tematica amorosa e presentate nel 2005 presso Palazzo Besta a Teglio per iniziativa del Gruppo Credito Valtellinese. L’opera è oggi parte della Collezione Bracco, esposta nella sede milanese del Gruppo. Nudo femminile lacerato e ferito, In amore porta il modello classico della Venere giacente fino al limite dell’astrazione, andando ad indagare, nelle sue forme graffiate e stravolte, i segni di quella «mutilazione dell’io» (M. Mojana) già oggetto di molte ricerche novecentesche. Messo da parte, infatti, ogni attributo canonico di bellezza e perfezione, l’opera non mostra un nudo ideale, ma piuttosto una carnalità svelata, in cui il corpo non è soltanto presenza tangibile di un assoluto che lo trascende, ma anche materia fragile e destinata a perire; le forme aperte e disgregate della scultura, quindi, vogliono ridare dignità alla «vulnerabilità» (M. Mojana) della carne, in quanto anch’essa manifestazione dello spirito. Delle Veneri classiche, tuttavia, viene mantenuta la sensualità ancestrale, data dalla posizione sinuosa del corpo e accentuata dalle sottili velature di rosa e oro stese sul metallo dopo la fusione; «sempre caldo e sempre antico» (M. Mojana), pertanto, il corpo femminile è essenzialmente un ventre, nel quale la materia viene creata, fragile e vulnerabile, per divenire presenza concreta di un assoluto.

7. Centro Servizi Gruppo bancario Credito Valtellinese

Via Feltre 75, Milano

Sola

2004, bronzo policromo, cm. 125 x 130 x 141

Sola

Realizzata nel 2004 ed esposta presso Palazzo Besta a Teglio nel 2005 insieme alle altre sculture della serie dei “Bagliori”, la grande fusione in bronzo venne acquistata dal Gruppo Credito Valtellinese ed è oggi esposta a Milano, presso il Centro Servizi del Gruppo bancario. Fulcro dell’opera è, ancora una volta, la figura femminile, che, ‘sola’, viene qui pensata quasi come un’architettura e composta su equilibri fragilissimi; la fusione, infatti, è perfettamente bilanciata su sottili supporti bronzei che, poggiando direttamente a terra, non soltanto donano slancio e leggerezza al metallo, ma consentono anche di eliminare il basamento dall’opera. In questo modo, mantenendo un diretto contatto con il terreno, la scultura non si presenta all’osservatore come un monumento o come un evento distante dalla realtà, ma, piuttosto, come una presenza concreta, la cui materia e le cui forme vogliono esprimere «la radice dell’esperienza umana» (M. G. Recanati). Come in altre opere della serie «Bagliori», anche in questa scultura viene messo a tema il problema dell’esistenza e, nello specifico, il valore del corpo, inteso quale manifestazione concreta e, al tempo stesso, fragile della persona e della sua anima. Così, indagando il corpo quale forma dell’esistere e presentando le proprie opere quali realtà concrete, Guido Lodigiani offre allo spettatore «un’arte che abbia la stessa forza e la medesima tenerezza dell’esserci» (M. Mojana).

8. Già Direzione Provinciale del Ministero del Tesoro, atrio

Via Gianfranco Zuretti 34, Milano

Candida rosa, a similitudine del Paradiso di Dante

1993, bronzo policromo, cm. 270 x 250 x 140

Candida rosa, a similitudine del Paradiso di Dante

Realizzata nel 1993 per la Direzione Provinciale del Ministero del Tesoro e collocata nell’atrio della sede di via Zuretti 34, la grande fusione della Candida rosa viene considerata dall’architetto Roberto Gabetti «opera complessa, e al contempo semplice, autentica». Figlia della tradizione medievale e dantesca, l’immagine della Candida rosa cela un significato mistico di non immediata comprensione, che Guido Lodigiani qui manifesta attraverso forme naturalistiche; nelle sue delicate gamme cromatiche: la rosa bronzea vuole infatti esprimere la perfetta beatitudine celeste, senza tuttavia perdere la sua materialità e concretezza, mantenendo, cioè, una forma «che pare quasi odorosa» (R. Gabetti).

9. Cimitero Monumentale, riparto esterno di levante, Edicola Famiglia Preti-Speciale

Piazzale Cimitero Monumentale, Milano

Grande cascata

1995, bronzo policromo e vetri in due parti, cm. 200 x 600 cad., su pareti di serizzo Antigorio finito a punta

Grande cascata

Ideata e realizzata nel 1995 per l’edicola della famiglia Preti Speciale, la monumentale scultura della Grande cascata ben dimostra l’interesse di Guido Lodigiani per la lavorazione del vetro, materiale da lui spesso chiamato a dialogare con il bronzo; il flusso d’acqua che dà il titolo all’opera, infatti, è stato realizzato con lastre in vetro che, squarciando la parete in metallo, si dimostrano parte integrante della scultura e non semplice decorazione. Situata nel Riparto Esterno di levante, l’opera affronta la tematica della vita oltre la morte secondo un linguaggio non convenzionale, ma di chiarezza universale; al repertorio tipico della scultura funeraria, infatti, l’artista preferisce un’immagine semplice ed evocativa, in grado di risvegliare il senso religioso dell’osservatore senza, tuttavia, mostrare particolari caratteri devozionali. Il vivo fluire della cascata attraverso la fredda e imperitura roccia, quindi, è un «archetipo espressivo» (M. Corradini), poichè evoca «il senso della continuità della vita oltre la morte» (R. Bossaglia), richiamando memorie ed emozioni condivise.